Biomeccanica arco plantare mediale - piede piatto/cavo



Estratto da:

"Biomeccanica muscolo-scheletrica e metodica Mézières"
Autore: dott. Mauro Lastrico
Marrapese Editore

Arco mediale plantare
I muscoli che sono in grado di modificare l'arco mediale plantare sono:
Muscoli anteriori della gamba
* Tibiale anteriore 
* Estensore lungo delle dita 
* Peroniero lungo 
Muscoli posteriori della gamba
* Tricipite surale 
* Tibiale posteriore 
* Flessore lungo dell'alluce 
* Flessore lungo delle dita 
Muscoli della pianta del piede
* Abduttore dell'alluce 
* Flessore breve dell'alluce 
* Adduttore dell'alluce 
* Quadrato della pianta 
Nella prossima tabella verrà presa in considerazione l'azione dei muscoli ed il loro effetto sull'arco mediale, mentre per origine ed inserzione si rimanda il lettore ai testi di anatomia.

Come si è evidenziato, i muscoli agenti sull'arco mediale plantare agiscono tutti nel senso del sostegno dell'arco stesso.
In tutte le articolazioni analizzate, seppur in squilibrio vettoriale, le forze agenti sono in antagonismo tra loro. L'arco mediale presenta la particolarità di avere tutti i vettori muscolari in sommatoria di azione.


Da un punto di vista "ingegneristico" la cosa non sorprende, essendo l'arco mediale deputato a sostenere l'intero peso corporeo (in stazione eretta il baricentro corporeo si scarica all'apice dell'arco mediale). E' comprensibile, quindi, che tutti i "tiranti" agiscano da supporto ai legamenti ed alla conformazione ad arco delle ossa.

Architettonicamente l'arco è in grado di sostenere grandi carichi verticali purchè le basi  siano stabili, in caso contrario l'arco cede.


L'azione muscolare è, quindi, mirata al sostegno delle basi.
Inoltre, non essendo l'arco mediale plantare costituito da un unico osso, cosa che lo renderebbe stabile ma rigido ed inadeguato a sostenere le sollecitazioni dinamiche, assume ulteriore importanza la tensione muscolo-legamentosa. Tale tensione, se espressa al minimo necessario, stabilizza dinamicamente la volta plantare.
Piede cavo
Determinato dall'eccesso di tensione di tutti i muscoli che direttamente ed indirettamente (il tricipite surale aumenta il cavismo attraverso la supinazione del calcagno e quindi, come risultante meccanica) agiscono sull'arco mediale plantare.
Piede piatto
Poiché l'azione di tutti i muscoli agenti è indirizzata al sostegno dell'arco mediale, il cedimento della volta plantare deve essere determinato da una deformazione strutturale ossea di rilevante entità, tale da impedire ai "tiranti" muscolari di formare l'arco._Oppure  da paralisi neurologica periferica con conseguente inattività muscolare o da altro quadro patologico specifico.
Sarà quindi necessario diversificare, in presenza di un'impronta piatta, se  quest'ultima è causata da vero piattismo (con cedimento della volta plantare) o da ipertrofia dei muscoli della volta plantare, ed espressione di meccanismo adattativo di altre problematiche.

La prima indagine sarà manuale mirata a percepire la posizione dell'arco:
in caso di un reale cedimento della volta, astragalo, navicolare e cuneiformi appariranno in posizione orizzontalizzata; in caso contrario l'arco osseo apparirà integro e la palpazione metterà in evidenza l'ipertrofia dei muscoli plantari.

Nel caso in cui l'arco risulti integro e l'impronta piatta, espressione dell'ipertrofia muscolare, si procederà analizzando eventuali meccanismi adattativi.
In stazione eretta (sempre nel paziente precedente) si evidenzia un'importante rotazione interna dei femori.
Chiedendo la correzione attiva dell'intrarotazione femorale i piedi, ed in particolare il destro, vanno in ipercavismo.

In questo caso si assiste ad un meccanismo di tipo adattativo: con i femori correttamente posizionati, i piedi si trovano in eccesso di cavismo, con l'appoggio sul bordo laterale del piede per la tensione dei supinatori e dei muscoli propri della pianta del piede.
I muscoli pronatori della tibio-tarsica, essendo vettorialmente sottodominanti rispetto ai supinatori, non possono bilanciare i supinatori e far appoggiare la pianta del piede al suolo. Inoltre, il maggior pronatore, il peroniero lungo, contribuisce anch'esso all'eccesso di cavismo.
Nel perseguimento dell'obiettivo di appoggiare la pianta del piede, gli intrarotatori femorali vicariano l'azione dei pronatori, ruotando internamente l'arto inferiore.
Così facendo, fanno sì che la pianta possa aderire al suolo. Il calcagno mostrerà un valgismo non primario, consequenziale all'intrarotazione dell'arto inferiore.
In questo caso quindi, l'apparente piede piatto è causato  da un piede cavo compensato a monte attraverso la rotazione femorale e tibiale, con l'impiego di muscoli non agenti direttamente sul piede.
Attraverso lo studio lineare dei vettori muscolari, è dunque possibile analizzare se il bilanciamento articolare è realizzabile tra muscoli antagonisti agenti sull'articolazione o se, come nel caso dell'apparente piede piatto, tale bilanciamento avviene attraverso l'impiego di muscoli non agenti direttamente sull'articolazione in esame. 
In situazioni analoghe, agendo localmente tramite mezzi esterni in correzione dell'apparente piattismo, si possono determinare compensi in aggravamento in altri distretti corporei.
L'applicazione di mezzi esterni dovrà, quindi, essere valutata non solo nel distretto scheletrico di applicazione ma, attraverso un'indagine di tipo posturale, sull'intero sistema corporeo.